Matteo Gandolfi - Il Rumore del fegato (2026)

Nel 2036, la salute non è un diritto: è un calcolo algoritmico.
Il "Grande Fratello" sanitario ha preso il controllo. L'Intelligenza Artificiale aziendale decide la qualità e l'aspettativa di vita di ogni cittadino, basando i suoi insindacabili verdetti sui codici clinici inseriti dai medici nei terminali dei loro ambulatori. Tutto è misurabile, tutto è ottimizzato, tutto è disumanamente perfetto e ponderato, anche la morte.
In questa dittatura del dato digitale resiste il dottor Marchesi, medico di media età, vecchia scuola. Per non cedere all'atrofia cerebrale imposta dalla Macchina e ricordarsi di avere ancora una capacità cognitiva umana, combatte la sua personalissima ribellione: risolve equazioni matematiche e scrive appunti clinici rigorosamente a mano, su carta. Un'eresia analogica, lenta e tollerata a malapena dal sistema.
La sua routine di registrazione dati standardizzati si incrina quando scopre un'anomalia nel flusso dei dati. Esiste una "zona grigia" di pazienti letteralmente non catalogabili dal super-cervellone sanitario. Cittadini che, secondo le spietate analisi biometriche dell'IA, non dovrebbero sopravvivere, continuano a vivere e prosperare. Dietro questo bug salvifico non c'è un errore informatico, ma il compromesso profondamente umano, e del tutto illegale, di un collega anziano che da tempo dovrebbe essere in pensione.
Tra nebbie padane e server onniscienti, Marchesi si troverà a dover scegliere se denunciare l'anomalia per ripristinare la perfezione dell'algoritmo, o proteggere quell'ultimo, imperfetto, irrazionale frammento di medicina umana.
Una satira tecno-critica graffiante e disincantata, che esplora con umorismo nero il paradosso di un futuro (non troppo lontano) in cui l'unico modo per salvare un paziente è nasconderlo al sistema.