Laura Carloni - Mare di Lavanda (2026)

«PERCHÉ RIESCO A LASCIARTI ANDARE SOLO QUANDO NON TI VEDO.»
Alizée è arrivata a Tinos per ritrovare qualcosa che ha perso.
Nikos non ha nessuna intenzione di aiutarla a farlo.
A ventidue anni, Alizée dovrebbe avere davanti una vita intera da riempire di colori. Invece ha smesso di dipingere.
Le tracce lasciate da sua nonna la portano su un'isola greca battuta dal Meltemi. È lì che scopre di aver ereditato Limni: una casa, un pezzo di terra e parecchie domande a cui nessuno sembra voler rispondere.
Soprattutto l'uomo che trova ad aspettarla lì.
Nikos Karras ha trentotto anni, una macchina fotografica sempre a portata di mano e pochissima pazienza per la giovane parigina che irrompe nella sua vita.
Alizée, naturalmente, non collabora.
Fa domande.
Occupa spazi.
Mette colore dove prima non ce n'era.
E continua a comparire davanti al suo obiettivo anche quando Nikos preferirebbe guardare da un'altra parte.
Lei lo provoca.
Lui la chiama Kalamáras.
Lei pensa che sia quasi dolce.
Non lo è.
Tra fotografie, tele rimaste bianche, notti sull'Exomvourgo e un'isola troppo piccola per mantenere le distanze, Alizée comincia a ritrovare ciò che credeva perduto.
Tinos diventa meno provvisoria.
Le tele smettono di fare così paura.
E sedici anni di differenza cominciano a sembrare molti meno di pochi centimetri.
Nikos, invece, ha passato anni a osservare il mondo da dietro una macchina fotografica, convinto che bastasse restare dalla parte giusta dell'obiettivo per non essere coinvolto.
Con Alizée non funziona.
Perché desiderare qualcuno e riuscire a raggiungerlo non sono la stessa cosa.
A volte puoi attraversare il mare intero per trovare quello che stavi cercando e scoprire che la distanza più difficile da colmare è quella tra te e la persona che hai davanti.
Qualcuno, prima o poi, dovrà decidere di attraversarla.