
Giovanni Bertuccio - Regressione e abbietto. Arte senza valore? (2025)
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Il testo esplora l’arte degli anni Novanta come testimonianza di una crisi profonda della percezione del corpo, del desiderio e della società contemporanea. Analizzando il lavoro di critici come Jean Clair e figure artistiche chiave, il testo mostra come l’arte di questo decennio abbia messo in scena la vulnerabilità, la regressione e l’abbietto, trasformando il corpo in spazio di espressione del trauma, della marginalità e del dissenso. Dalla riflessione sul valore sociale dell’arte alla pedagogia rovesciata degli anni Novanta, il libro affronta il rapporto tra estetica, politica e memoria collettiva, passando per pratiche radicali che espongono ciò che la cultura dominante rimuove. Attraverso l’analisi di artisti come Mike Kelley, Kiki Smith e altri, il testo mostra come il desiderio, il lutto e l’eccesso diventino materia estetica, segnando il passaggio verso gli anni Duemila e la ridefinizione della trasgressione e della visibilità del corpo.