
Ermanno Cavazzoni - Storia di un'amicizia (2026)
Anteprima esclusiva regnodeisogni
Libro presentato da Massimo Raffaeli nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026. Questo è un libro di avventure successe a Gianni Celati (1937-2022) e all’autore, un libro di passioni letterarie, e di tanti altri personaggi un po’ svitati, incontrati o transitati nei loro pressi; un libro sulla vita con le sue magie, con le vicende più memorabili, e il cammino fatale verso la fine, quando il tempo concesso scade. È la storia della loro amicizia, un po’ divertente un po’ struggente, un antidoto contro qualsiasi atteggiamento insincero, nell’arte e nella vita, oggi che tutti sgomitano per stare in vetrina a sproloquiare.
«C’è stato un ridere di gusto quando c’era da ridere, e anche un certo stupore che si potesse non essere rompicoglioni.»Gianni Celati, oltre che amico, è stato un magistrale scrittore del secondo Novecento, che senza appartenere a nessuna corrente, ha però suggestionato tanti altri più giovani autori, che infatti qui compaiono coi loro tic, le loro manie, le scempiaggini, le benemerenze. È la descrizione di un’epoca, passata come un sogno, già volato via, che si è posato su queste pagine, con la delicatezza dei ricordi. E non è una biografia, né un libro di critica, non lo è, ma la favola di un’amicizia, autentica, con tutto il suo bello e il suo inevitabile, mesto finale. Buona lettura.
Proposto da Massimo Raffaeli al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«Scritto in un’unica presa di fiato, Storia di un’amicizia è la memoria di un sodalizio umano e letterario ma è anche un personale atto di devozione alla letteratura. Perché Ermanno Cavazzoni, per il tramite del suo lungo rapporto con Gianni Celati, non mira tanto a ribadire una comune poetica quanto a testimoniare una scrittura ritmata sul respiro, sui moti elementari e sui fatti più usuali della vita quotidiana. Dunque il tracciante che delinea la vicenda di Celati qui è il segno dell’esistenza in sé, con le sue luci intermittenti che, pulsando, si espongono in ogni momento alla violenza del buio: ma proprio questo ne segnala la veridicità cioè una conquistata naturalezza.»
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