Carlo Enea e Milu Naldi -Domus Temporis: La casa risvegliata (2026)

Una casa del 1958 prende la parola. E ha parecchie cose da dire.
Sul pendio di Morbio Inferiore, a due passi dalla frontiera di Chiasso, una villa del 1958 dormiva da anni: finestre buie, il giardino salito fino ai davanzali, un cartello con scritto «Vendo». Il perito incaricato di stimarla la definì «oggetto particolare e limitato a intenditori». Lo scriveva come un difetto. Per chi l'ha comprata era un invito.
Questo non è un album del prima e del dopo. È il racconto di un risveglio: più di un anno di cantiere con una regola sola, ricomporre, non cambiare. A raccontare sono in molti. La casa, che ha buona memoria. La scala, con i suoi gradini di marmo rosso e le trentatré piastrelle dipinte. La strada che le passa davanti, il giardino, i nuovi padroni di casa. E due gatti, Sale e Pepe, che del passato non sanno niente e non se ne preoccupano.
In garage aspettavano ventisei cartoni di listelli di marmo rosso, spaccati a mano vicino a Carrara da una ditta che portava il nome di un re biblico, e messi da parte nel 1958 come scorta. La scorta è servita sessantotto anni dopo: oggi quei listelli stanno nelle alzate dei nuovi gradini. Poi una lettera scritta a mano in inchiostro blu, con una data sbagliata di dieci anni. Un rifugio antiaereo della guerra fredda. Rotoli di carta da parati di ricambio nascosti dietro un controsoffitto, come un biglietto per chi sarebbe venuto dopo.
Rimettendo in ordine le carte è riaffiorato anche chi l'aveva disegnata: Giampiero Hakuba, architetto di Morcote, che lavorava da solo nella sua casa sul lago, senza insegna e senza clamore. La sua storia è qui, perché la memoria del territorio ne conservi traccia.
Il tono è leggero, a tratti ironico, ma i conti tornano: ogni volta il libro dichiara che cosa è documentato, che cosa è probabile e che cosa è immaginato. In chiusura, un memorandum sull'architettura ticinese del dopoguerra: tetti piani, grandi vetrate, pietre del posto.
Case che hanno la discrezione di chi non chiede di essere guardato.