
Valdo Ferretti - Da Portsmouth a Sarajevo (1989)
La politica estera giapponese e l'equilibrio europeo (1905-1914)
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Gli anni dalla conclusione del trattato di Portsmouth fino all'ingresso del Giappone nella Prima Guerra Mondiale si caratterizzano almeno per tre motivi. È anzitutto il momento dell'esordio, per così dire, come grande potenza dello stato asiatico che aveva appena sconfitto la Russia zarista. È discutibile se questo termine possa essere applicato al Giappone prima del trattato di Versailles del 1919, ma certamente i problemi che esso dovette affrontare tra la fine del 1905 e il 1914 lo costrinsero a misurarsi, e in parte a scontrarsi, con i grandi paesi occidentali su un piano di sostanziale, anche se faticosa, parità. In questo senso e in questa fase della sua storia, vediamo due diverse dimensioni convivere tra loro. Da un lato l'ambiente internazionale è ancora quello classico, cessato di esistere appunto nel 1914, dominato dal «concerto europeo» e dall'«imperialismo» occidentale, sia pur integrati dalla presenza dei due nuovi venuti, il Giappone stesso e gli Stati Uniti, la cui posizione è però in qualche modo periferica rispetto alle potenze europee. Dall'altro la regola fondamentale è la «diplomazia concertata», basata sulla tendenza a procedere attraverso consultazioni reciproche secondo uno stile di comportamento che resta ancora lo stesso del tardo Ottocento. Si tratta di un mondo destinato, tuttavia, a sopravvivere in sostanza fino alle crisi degli anni trenta, ma con alcune importanti variazioni causate dalla Prima Guerra Mondiale, con l'eclissarsi temporaneo della Russia e della Germania, nonché l'indebolimento della Gran Bretagna e della Francia in quanto potenze extraeuropee.
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