Gli altri ponti bastò minarli ai piloni: rovinarono al primo scoppio. Il ponte a Santa Trinità no: alla prima esplosione che fu sul calar della notte fra il 3 e il 4 agosto, scrollò appena le spalle; e restò in piedi. Allora quei manigoldi dovettero ricominciare da capo; ritentarono invano di far saltare i piloni. Poi, fallito ancora il tentativo, lavorarono alla disperata tutta la notte ad avviluppare in una gabbia d'esplosivo l'intera arcata. E solo così, vicino all'alba, riuscirono a farlo saltare... anche il più bel ponte del mondo. Colpevole di aver resistito, fu condannato a perire di morte lenta, sotto i supplizi dei torturatori tedeschi"Piero Calamandrei, da un articolo su "Il Ponte" del settembre 1954, a dieci anni dalla Battaglia di Firenze e dalla distruzione dei suoi ponti.Un pezzo di storia di Firenze attraverso le vicende di un uomo semplice e tranquillo, della sua famiglia e della gente di San Frediano.
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