«L’immagine della donna che aveva appena ucciso era lì davanti a lui. Poteva ancora sentire nell’aria il suo profumo e il respiro che le si strozzava in gola quando l’aveva colpita al mento. Gli incubi, per lui, non erano una novità, ma mai prima d’ora aveva ucciso una donna. Aveva sempre ucciso uomini.»
A Paul Stafford capita di avere degli incubi notturni durante i quali vede se stesso nell’atto di compiere i più efferati omicidi: è un assassino spietato che conosce alla perfezione nome, cognome e abitudini della vittima, si muove a proprio agio fra tutto ciò che lo circonda nel sogno, percepisce odori, suoni e sapori. Vive in prima persona il delitto. Ogni volta si sveglia madido di sudore e terrificato.
Passato il primo istante di sgomento, si mette alla macchina per scrivere e butta giù un racconto in cui descrive quanto gli è accaduto in sogno. In fin dei conti ha pur sempre vinto un premio Pulitzer ed è uno dei migliori giornalisti dell’ Washington Herald. E proprio lì, nella sede del suo giornale, riceve un giorno la visita di due agenti della CIA i quali, racconti di Paul in una mano e necrologi nell’altra, gli dimostrano che nelle sue storie egli ha sempre descritto in anticipo una serie di delitti che si sono poi puntualmente verificati.
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