Il soldato, trapassato, piombò di colpo sul terreno fangoso. C’erano dei fili che lo legavano al cielo e che ora non esistono più. La caduta avvenne lentamente, senza far rumore, e gli parve che il mondo precipitasse insieme a lui con estrema naturalezza; come fosse un’azione decisa tanto tempo fa e provata tante volte nella più intima platealità.
L’uomo giaceva a terra e, lentamente, ne assumeva il colore. Assaporava il proprio sangue nella bocca irruvidita dalla sete dopo tante ore di combattimento e ne colse lo stesso sapore dei proiettili.
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