Finita la Prima Guerra Mondiale, l'Europa è un continente pieno di questioni insolute: la questione irlandese, quella baltica, quella adriatica, quella armena, quella turca. L'antico equilibrio è andato a pezzi e le nazioni, vecchie e nuove, sembrano guardare soltanto a Wilson e Lenin, Usa e Urss, per orientarsi sul futuro; è come se non avessero più le energie e l'intelligenza per plasmarlo autonomamente.
In Italia, la decadenza figlia corruzione e disordine. Lo Stato è indebitato per 83 miliardi e mezzo. I socialisti domandano la fine della monarchia. I reduci di guerra, intanto, s'aggirano inquieti in cerca di rappresentanza: non sembrano poter essere soltanto socialisti. Scrive Longanesi: "Il socialismo italiano, estremista e rivoluzionario, non ha fatto la guerra; conosce solamente la tecnica degli scioperi, dei comizi e degli ordini del giorno, non si è aggiornato su Clausewitz, come Lenin, e crede nella forza delle parole.
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