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Marco Scarlatti - Il sottosuolo di Praga (2026)
In un lento pomeriggio praghese, con la pendola del soggiorno che scandisce il tempo e il fuoco che arde nel camino mentre fuori la neve cade, Franz Kafka tamburella con le dita sui braccioli della poltrona, seduto accanto all'amico Max Brod. Questa scena ne riporta un'altra alla sua memoria, con due figure assorte come loro in una lontana metropoli, sul confine tra realtà e immaginazione. Sono giornate perfino più cupe del solito, da quando si è diffusa la notizia del maiale morto consegnato a Mordechai Weiss, il ricco ebreo con la bellissima moglie Ester. Si dice che dentro ci fosse qualcos'altro. Qualcosa di abominevole. E ora il giornale riferisce del ritrovamento di un cadavere smembrato, un omicidio commesso con brutalità bestiale. Per il timido Franz, ispettore delle assicurazioni, inizia così un'inesorabile discesa agli inferi. Lui che, forse per un difetto di volontà, in nome del lavoro tradisce colpevolmente la sua passione per la scrittura; lui che riempie le ore insonni vagando per le strade della Città Vecchia, scrutando nella corrente nera della Moldava, vedrà se stesso trasformarsi in un altro genere di indagatore, come quello rievocato nelle sue fantasticherie. L'oscurità della vicenda lo attrae con una forza irresistibile. Ci sono cose affondate nella notte che non compaiono mai alla luce del sole, ma esistono. Scoprirle è varcare una soglia.