Andrea Vitali - Parola di perpetua (2026)

Andrea Vitali - Parola di perpetua (2026)
Può capitare che un passeggero dimentichi qualcosa sul battello quando scende. Ma che un prete abbandoni niente meno che il breviario suona un po’ eccessivo. A dirla tutta, non è l’unica cosa che non quadra in quella sera del 7 novembre 1935. Prima di tutto che ci fa a Bellano un prete che nessuno aspetta e nessuno sa nemmeno che doveva arrivare? E perché di sera? E perché sparisce nel buio delle contrade senza presentarsi in canonica? Dettagli? Neanche per sogno. Il battellotto Vincenzo Lepore, che per recapitare in casa del prevosto il breviario abbandonato ha perso l’occasione di tentare l’ennesimo assalto a Primina Imbeni, figlia dell’oste del bar dell’Imbarcadero, se ne può allegramente infischiare: lui il suo compito lo ha eseguito – e a quale prezzo! –, per il resto non sono affari suoi. Ma alla perpetua Scudiscia certe stranezze balzano all’occhio. E non solo queste, perché neanche un seminarista commetterebbe strafalcioni come quello che solo lei ha notato tra le pagine di quel libro. «L’è minga un prèvet!» sentenzia quindi. E allora questo oscuro personaggio chi è? In men che non si dica a Bellano se lo chiedono un po’ tutti. La voce giunge perfino in caserma, dove il maresciallo Maccadò, alle prese con altri misteri che hanno messo in imbarazzo il giovane carabiniere Beola, pensa che la faccenda del prete che forse non lo è possa risolversi in un amen. E su questo, invece, si sbaglia.