Luca Rovere - La clausola umana: Ottocento decisioni al giorno (2026)

Ogni decisione ha una firma. Ogni firma ha un nome.
Bassa pianura mantovana, estate 2035. Ivano Bergonzoni pulisce da trentanove anni la presa d'acqua di un impianto sul Po. Scende in una vasca con un rastrello, da solo, come ha sempre fatto. Il 18 giugno non risale.
L'impianto oggi è un centro di calcolo, e le decisioni che lo riguardano le prende un programma. La legge però vuole che sotto ogni decisione ci sia la firma di una persona. Quella persona è Walter Malagoli, impiegato a contratto in un ufficio a undici chilometri di distanza: firma ottocento decisioni al giorno, e non può leggerle. Il giorno dopo la morte, la vedova chiede una cosa sola: il nome di chi ha firmato.
Walter ha sei settimane. Il 31 luglio il suo contratto scade e l'archivio che conserva le firme verrà cancellato. Comincia a cercare che cosa ha firmato davvero.
La storia è raccontata da tre persone che non si conoscono: un'archivista che riordina le carte rimaste e dice quali mancano, un tecnico della prevenzione che fa l'inchiesta che nessuno aveva fatto, e la figlia di Ivano, che torna dall'estero per seguire il processo e capire come è morto suo padre. Prima di loro, una lettera di una pagina che Ivano aveva scritto nel 2011. Era stata protocollata, passata a un altro ufficio, e lì era rimasta.
Chi risponde quando una decisione la prende una macchina e la firma un uomo che non può leggerla? La clausola umana segue questa domanda attraverso un archivio, un'inchiesta e un processo.