
Andrea Napoli - La Repubblica della casa. Per l'Italia che vuole tornare ad abitarsi (2026)
Nell'Italia del dopoguerra, ferita ma capace di guardare con slancio al futuro, hanno preso forma le città che ancora oggi abitiamo. L'idea era chiara: continuare a costruire, casa dopo casa, quartiere dopo quartiere, come se la crescita edilizia fosse sinonimo di crescita civile. Forte di questa fiducia, in breve il «mattone» è diventato per le famiglie italiane la principale forma di ricchezza e un simbolo - apparentemente inscalfibile - di sicurezza economica e privata. Ma con il tempo questo modello ha cominciato a mostrare crepe via via più profonde, fino a sgretolarsi. Oggi molti immobili italiani sono inaccessibili, inacquistabili, invendibili, difficili da affittare. Così, da motore del benessere, per milioni di cittadini il «mattone» si è trasformato in un freno, a volte in un incubo. Eppure avere accesso a una casa dignitosa, ben collegata, a un prezzo sostenibile, sembra incidere sulle prospettive di vita molto più del titolo di studio o della professione esercitata. Perché la casa è la base materiale dell'eguaglianza e il fondamento democratico di qualsiasi società. Per invertire questa tendenza, senza i tecnicismi e il lessico burocratico dei contratti locativi, La Repubblica della casa ricostruisce un quadro fedele della salute abitativa delle città italiane, facendosi manifesto di una nuova politica inclusiva dell'abitare.