
Walter Scott - Lettere sulla demonologia e la stregoneria (2026)
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Ogni mentalità religiosa crede nel soprannaturale e anche nell'esistenza di un principio del bene e uno del male, contrapposti in una lotta dall'esito incerto. La «credenza, quasi universale, nella comunicazione tra i mortali e esseri più potenti di loro» ha favorito nel corso della storia, in assenza di un ragionamento scientifico, quando non di semplice buon senso, la familiarità degli esseri umani con entità o creature che talvolta sono relativamente benevole — come le fate, gli elfi o i folletti — e talvolta direttamente sataniche. Nel 1830 Walter Scott scrisse Lettere sulla demonologia e la stregoneria per chiarire, da una posizione scettica, la storia e l'evoluzione di questi fenomeni, dalle menzioni nella Bibbia fino agli ultimi processi e condanne per stregoneria nel XVIII secolo. Il libro è ricco di racconti e casi, alcuni davvero divertenti, come i fantasmi che furono legalmente sfrattati da una casa islandese o il giovane del Surrey che vendette la sua anima al diavolo per «diventare il miglior ballerino del Lancashire»; e altri, la maggior parte, agghiaccianti, come il linciatore di streghe che chiedeva denaro agli spettatori «per lo spettacolo che aveva offerto loro» o come la particolare ostilità del re Giacomo I d'Inghilterra, che, oltre a scrivere un trattato di demonologia e promulgare le leggi più severe contro la stregoneria, assisteva personalmente agli interrogatori e alle torture delle accusate. Lo studio di Scott è minuzioso: affronta i misteri del sonno e delle illusioni sensoriali e approfondisce le motivazioni politiche, religiose e psicologiche della persecuzione giudiziaria, che, quanto più era ossessiva, tanto più alimentava ed espandeva la superstizione.