Se noi fossimo totalmente tagliati fuori dal mondo, dagli altri e un uomo fosse solo, assolutamente solo, non troverebbe novità alcuna. La novità viene sempre dall’incontro con l’altro; è la regola con cui è nata la vita: noi esistiamo perché altri ci hanno dato vita. Un seme isolato non cresce più; ma, messo in condizioni di essere sollecitato da altro, allora si sprigiona. L’altro è essenziale perché la mia esistenza si sviluppi, perché quello che io sono sia dinamismo e vita. Dialogo è questo rapporto con l’«altro», chiunque o comunque sia.
Che cosa l’altro porta? Porta certamente sempre una sottolineatura di interesse che come tale è parziale, ma che, nel complesso degli ordinati rapporti, aiuta a concreare una maturità unitaria, una compiutezza. Ognuno di noi, proprio perché è un tipo con un determinato temperamento, è portato a sottolineare talune cose: il contatto con gli altri lo richiama ad altre cose o ad altri aspetti della stessa cosa, così il dialogo è funzione di quegli orizzonti di universalità e di totalità cui l’uomo è destinato.
Gli utenti del Visitatori non sono autorizzati a commentare questa pubblicazione.