Il titolo dell’opera rivela immediatamente il proposito dell’autore: dimostrare che la rivoluzione (o meglio, un certo tipo di rivoluzione) è «morta», vale a dire non ha più la capacità di incidere significativamente sulla realtà sociale contemporanea nella direzione di una sua radicale trasformazione. La rivoluzione che l’autore considera un «cadavere» è quella che si propone di distruggere completamente la società per ricostruirla in seguito sulla base di un progetto «razionale»; si tratta in pratica della rivoluzione ispirata alla ideologia marxista, che non costituisce, malgrado la sua pretesa di «scientificità», un’arma efficace contro quello che Ellul considera il maggior pericolo insito nella società contemporanea: la dissoluzione dell’individualità . È un pericolo che proviene fondamentalmente da due caratteristiche di questa società: la sua «tecnologizzazione» utilitaristica e l’onnipervasività dello Stato. L’esperienza storica dimostra che le rivoluzioni marxiste non hanno fatto che accentuare queste caratteristiche; la vera «rivoluzione necessaria» da fare riguarda quindi non le strutture sociali, ma quelle della personalità individuale. Questa rivoluzione (antitecnologica e antistatalista) deve proporsi di porre fine all’attuale reificazione dell’individuo, per riscoprirne il valore in sé.